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Lajos Ravasz - Realtà traslata e trasfigurata

March 05, 2019

Grazie al suo autentico talento per la pittura in ogni espressione, Lajos Ravasz (1939-2015) ha fatto tesoro della formazione presso l’Accademia di Belle Arti di Budapest, dove è stato allievo del grande maestro Barcsay, e del perfezionamento a Roma (dopo il quale è rimasto in Italia), dedicandosi all’inizio al restauro dei dipinti antichi, e poi in via esclusiva alla pittura.

La selezione di sue opere che si presenta presso l’Accademia delle Arti del Disegno comprende un nucleo molto speciale di disegni e una serie di collage con interventi pittorici, degli anni fra il 2004 e il 2011. La sua vasta cultura artistica si manifesta in entrambe le tecniche. I disegni configurano un vero e proprio omaggio a Michelangelo - e per quello si fa coincidere la presentazione della mostra col genetliaco del sommo artista, il 6 marzo - proponendo la reinterpretazione di figure e opere del Buonarroti, di pittura e di scultura.

 

Grazie alla piena padronanza tecnica della matita rossa e nera, con tocchi di bianco nei massimi lumi, Ravasz raggiunge una modalità espressiva in sintonia con la maniera michelangiolesca e quasi ricrea i possibili disegni preparatori del maestro per il Geremia e l’Eva tentata della Volta Sistina, per il marmoreo Prigione barbuto nella Galleria dell’Accademia di Firenze, per la possente statua del Giorno nella Sagrestia Nuova, per l’Adolescente accovacciato migrato dalla Sagrestia medesima al Museo dell’Ermitage a san Pietroburgo.

Ripropone con virtuosismo il nudo di schiena per la Battaglia di Cascina presso l’Albertina Graphische Sammlung di Vienna, con i suoi giochi di muscoli guizzanti sottopelle.

E trasforma con gioiosa libertà la temibile Sacra Famiglia del Tondo Doni in un monocromo tra seppia e sanguigna, dove - spariti gli enigmatici ignudi e il San Giovannino anelante - entrano nel quadro non più tondo alberi secchi, uccellini, una colomba (lo Spirito?), gigli e melagrane, un cane partecipe, un gatto indifferente, una fragile farfalla bianca.

Nei collage d’invenzione, la folla d’immagini che popola la memoria di Ravasz si rifà avanti, ma in contesti turbati dalla violenza e dalla guerra. La “zingara” di Giorgione allatta vicino a un campo di battaglia, dove le due donne di Picasso fuggono da un carro armato e il caduto in primo piano è il capitello di un qualche tempio colossale. Il dannato monocolo di Michelangelo inorridisce per l’attentato del World Trade Center, l’11 settembre 2001. Il fitto intrico di un canneto - tema in apparenza di bucolico naturalismo - diviene una rete dalla stretta soffocante e mortale, che allaccia persone e personaggi. Anche nelle folle anonime e gaiamente colorate serpeggia l’inquietudine del gregge, che percepisce “fuori” un’indistinta minaccia.

 

Tutte le angosce del nostro tempo, vissute con sensibilità di antico esule, passano al filtro dell’arte, che le decanta e le ricompone in immagini potenti. Solo dalle vette aguzze delle montagne, corrugate sul campo azzurro del cielo, sembra spirare un vento di pace, proveniente dal rinnovato patto fra l’uomo e la Natura.

 

Cristina Acidini

Presidente dell’Accademia delle Arti del Disegno

Apertura straordinaria dello studio di Lajos Ravasz

July 08, 2017

Prossima apertura straordinaria dello studio fiorentino di Lajos Ravasz. Presto disponibili maggiori informazioni.

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